martedì 27 maggio 2008

Pizzette di melanzane














Ho cucinato la prima melanzana dell'anno. Dichiara di essere Bio. Ovviamente sarà di serra. Beata lei! La serra è un ambiente protetto nel quale si germoglia e si cresce senza grossi traumi (me lo ha raccontato uno zucchino obeso, duro e verde come il marmo del Guatemala). Ormai c'è la corsa del mercato lieta di istituzionalizzare l'ossimoro della verdura bio disponibile tutto l'anno... la potremmo chiamare S-bio: è super biologica, cresciuta sotto un telone di plastica bio ricavata dal mais. Se farà tanto di passare la moda del verde, potremo tornare alla stagionalità dei prodotti lasciando che siano gli spagnoli a mangiarsi le nespole a marzo!

Mi piace la pizza. Uno dei primi post che ho inserito nel blog riguardava proprio lei.
Mi piace la pizza.
Mi piace il pane-pizza.
Mi piace la pizza-piadina.
Mi piace la pizza-melanzana.
Quando ci vuole ci vuole... la pizza! E se non ho tempo o voglia di impastare (capita piuttosto di frequente...) me la invento!

Ingredienti
una melanzana s-bio
passata di pomodoro
origano
olive verdi e carciofi alla brace (sott'olio)
cipolla bianca a fettine

Procedimento
Accendere il forno a 220°C. Tagliare a fette di un paio di centimetri la melanzana (se è giovane e se siamo all'inizio della stagione calda non la cospargo di sale) e metterle sulla teglia foderata di carta da forno. Fare un battuto con un paio di carciofi e le olive verdi. Spalmare un cucchiaio di passata di pomodoro su ogni fetta di melanzana, aggiungere un cucchiaino di battuto di olive e carciofi (tutte tranne tre, sulle quali ho messo la cipolla) e l'origano. Infornare e cuocere per quindici o venti minuti.

Le melanzane sono versatili e ragionevoli... si prestano tanto a preparazioni succulente e condite, quanto a ricette leggere o anche dolci... come ho scoperto leggendo qui!

venerdì 23 maggio 2008

Wanton cinesi vegan e Chow mein "slurp": apro un ristorante cinese?!

Storia surreale di un ritorno a ChinaLiedlTown...
Qualche settimana fa il mio fornaio virtuale di fiducia ha prodotto dei bellissimi wanton con una ricetta carnivora inadatta alle mie inclinazioni gastronomiche. Una gallina ammaliatrice (che ama le sfide e lancia proposte di duelli come fossero polpette di amaranto) mi ha ipnotizzata con un commento nel quale, parlando al mio subconscio, sussurrava un mantra cantilenante... "li devi fare... li DEVI fare... li devi FARE...". Inoltre, una cospiratrice involontaria ha reso pubblici i suoi recenti acquisti: non potevo esimermi dal verificarne personalmente la qualità (mi sono sacrificata per il bene dell'umanità... ho comprato spaghetti e germogli di bamboo).
Il destino è frutto del nostro libero arbitrio?! Forse... però non è male lasciarsi trascinare da un fornaio, una gallina e una cospiratrice. Almeno non potrò lamentarmi del fatto che non succede mai nulla di interessante a ChinaLiedlTown!

Wanton (vegan) al vapore e alla griglia


Per la pasta (per una ventina di ravioli):
... 1/2 tazza di farina bianca (circa 8 cucchiai, la mia era tipo O, biologica)
... qualche pizzico di sale (la punta di un cucchiaino)
... una tazza di acqua bollente (circa 250 ml)

In un tegame basso e largo, mescolare la farina e il sale, quindi versare l'acqua e mescolare con un cucchiaio di legno fino al formarsi di una pallotta che poi lavorerete per dieci minuti su di un ripiano infarinato, fino a quando non sarà lucida e morbida (in alternativa usare un mixer, questo ridurrà il tempo di impastamento manuale). Ricoprire di pellicola trasparente e lasciar riposare a temperatura ambiente per 20 minuti circa.

Stendere la pasta: fare un serpentello con l'impasto in modo da poter poi dividere in venti tocchetti. Ciascun pezzo di impasto va poi prima allargato con le dita e poi steso con il mattarello per ottenere cerchietti di otto centimetri di diametro (circa!). Infarinare q.b. il coltello, il piano di lavoro e le dita.

Per il ripieno:
... sei foglie di cavolo cappuccio tritate finemente
... una carota grattugiata grossolanamente
... la parte verde di un porro a fettine
... uno spicchio d'aglio tritato
... un pezzetto di zenzero grattugiato
... (mezza zucchina tritata, io l'ho messa, ma bagna la pasta, meglio altra verdura con meno acqua)
... tre funghi shiitake ammollati e tagliati a pezzetti (tenere l'acqua di ammollo)
... mezza confezione di affettato rosato Muscolo di Grano macinato nel mixer
... un cucchiaio di salsa di soia tamari
... un cucchiaio di acidulato di umeboshi
... qualche goccia di mirin
... un cucchiaino di amido (il mio è di patate)
... una macinata di pepe nero
Mescolare tutti gli ingredienti. Mettere in frigorifero per far amalgamare i sapori fino al momento dell'uso.

Riempire e chiudere i wanton:
tenendo un cerchio di pasta sul palmo di una mano, inumidirne il bordo con un polpastrello inumidito in acqua. Mettere un cucchiaio di impasto al centro... a questo punto chiudete come potete! La tecnica sarebbe quella di fare delle pence in modo da ottenere una sorta di mezzaluna con bordo plisettato. Potete sempre comprare un mold raviolatore come questo qui a sinistra... andranno bene con o senza cresta!


Cottura al vapore: sono sufficienti dieci minuti in pentola con acqua in ebollizione, purché il coperchio sigilli bene... ricordate di mettere foglie di cavolo o di insalata sul fondo del supporto forato usato per la cottura al vapore. Se usate il cestino di bamboo e il wok, tanto meglio! Se avete il Bimby potete cuocere i ravioli nel varoma (credo...). Sistemateli a una certa distanza uno dall'altro, tendono ad attaccarsi l'uno all'altro!!

Cottura alla griglia: in una padella antiaderente calda mettete alcune gocce di olio di sesamo, adagiate i ravioli in padella, alzate la fiamma e per un minuto lasciate andare, quindi versate l'acqua di ammollo dei funghi (o acqua o anche brodo, basta mezzo bicchiere), coprite e abbassate la fiamma, cuocendo per otto o dieci minuti.

Chow mein "slurp" (mica li ho mangiati la stessa sera!)


Ingredienti:
... mezza confezione di "spaghetti" chow mein del LIDL
... un po' di alghe arame ammollate in due dita di acqua per dieci minuti (sono pochi grammi)
... bamboo LIDL (mezzo vasetto sgocciolato)
... tre funghi shiitake (surgelati da freschi e affettati da surgelati)
... un cucchiaino fra aglio e zenzero tritati
... due cucchiaini di olio di sesamo
... un cucchiaio di salsa di soia a baso contenuto di sale
Procedimento: saltare in padella per qualche minuto i funghi con un cucchiaino di olio, lo zenzero e l'aglio; aggiungere il bamboo, le alghe arame, la loro acqua di ammollo e la salsa di soia. Cuocere fino a quasi totale evaporazione del liquido (altri cinque minuti). Cuocere nel frattempo i noodels (i chow mein) per quattro minuti, quindi scolarli e buttarli in padella con lo "slurp". Spadellare un minuto. A fuoco spento aggiungere qualche goccia di olio di sesamo crudo.

lunedì 19 maggio 2008

Frittata di magro e insalata ricca!

Oggi vi beccate due piccioni con una fava. Due ricette al prezzo di una! Si tratta di una frittata, talmente buona che quasi quasi mollo la tastiera e vado a rifarmela seduta stante, e un'insolita insalata.













Da tre giorni piove a dirotto all'ora del tè e io vado in sollucchero... quando piove (ed io sono al coperto, al sicuro, all'asciutto) mi sento vicina agli Dei dell'Olimpo o nelle grazie di una delle tre carte di identità del Dio Unico o prossima al Nirvana. Ora piove. Piove forte. Piove tanto forte che metà delle rose rampicanti stanno spetalando di brutto. Piove, ma io sono al coperto... mi sento generosa e conviviale e invito tutti quelli che leggono a unirsi al mini banchetto (niente dolci, sono irremovibile... a meno che non abbiate voglia di redimermi a suon di commenti con ricetta/link al vostro miglior prodotto da conversione di irriducibile... sono io! Non era chiarissimo, eh?!)... Libiamo!

Frittata della mamma di Geillis
Ho modificato solo lievemente la ricetta, per pigrizia e per piacere!
Ingredienti
... un chilo di patate
... una grossa cipolla bianca affettata sottilmente
... olio extravergine d'oliva (tre o quattro cucchiai... se proprio non avete la pentola di titanio...)
... pepe nero macinato al momento
... sale rosa himalayano (è davvero rosa, sul serio, proprio rosa)
... dieci foglie di salvia fresca (a pezzetti)
Procedimento: lessare le patate (io le ho cotte a vapore, con la buccia); pelarle e schiacciarle con lo schiacciapatate (o racchetta da tennis... se non avete mai visto il film Benny & Joon (1993), fra le vostre argute tecniche di provetti chef, cuochi e praticoni, mancheranno altri due o tre trucchetti che non vi svelo...) mentre sono ancora calde. In padella (diametro 18 o 22 andrà bene) ammorbidire brevemente la cipolla con alcuni cucchiai di olio, quindi aggiungere patate schiacciate, salvia spezzettata e regolare di sale e pepe: mescolare con una forchetta per far insaporire il tutto facendo attenzione affinché non si attacchi al fondo della padella (pochi minuti, Geillis dice tre e tre ho fatto!). Ora viene la parte divertente... spianare con i rebbi di una forchetta cercando di compattare la frittata. Lasciar cuocere a fuoco medio basso, senza toccare, in attesa che si formi la crosticina... ci vorranno altri tre o quattro minuti. Ora, se come me siete delle inette incapaci di voltare la frittata giocatevi uno degli aiuti (i soliti... chiamate a casa; chiedete al pubblico; o comprate la padella doppia): è un lavoraccio, ma va fatto bene e con delicatezza. Io ho chiesto aiuto... Fate cuocere anche il lato B fino a doratura (mentre la frittata era ospite momentanea di un coperchio, ho aggiunto un poco di olio alla padella, che non è di titanio) e fate attenzione che non bruci! Ecco il risultato (talmente buona che deglutisco in continuazione solo al pensiero).


Insalata algerina
Pubblicata da Gourmet (febbraio 2008), io l'ho trovata su Epicurios qualche settimana fa. Quella che segue è la mia versione un po' corretta... very algerinian, anyway!
Ingredienti
... un cuore di finocchio (e qualche fogliolina) a julienne
... una carota a julienne
... (qualche fettina di cipolla di Tropea, per il colore...)
... due pomodori secchi tagliati a filetti sottilissimi
Per il condimento/dressing:
... un cucchiaino di succo di limone
... un cucchiaino di aceto balsamico
... due cucchiaini di olio extravergine d'oliva
... sei olive di Gaeta snocciolate e tagliuzzate
... un pizzico di peperoncino in polvere (piccolissimo)
... un pizzico di sale (o più, se piace; io ho messo alla fine otto pistacchi salati, tritati)
... (suggerito prezzemolo: due cucchiai; io non lo avevo)
Procedimento: mescolare gli ingredienti per il condimento e lasciar riposare mezz'ora per insaporire. Mescolare alla verdura tagliata e mangiare (sconsiglio lunghe marinature, in questo caso).

giovedì 15 maggio 2008

Tofu saporito e caramellato con contorno di verdure quasi insipide

J'aime le tofu.
Lo mangio meno spesso di quanto vorrei, perché alleno le mie doti di straordinaria morigeratezza (e dico bugie... e ometto!). Qualche giorno fa, nel quasi vano tentativo di sconfiggere la noia da tre settimane di forzatissima casalighitudine traumatica, ho trovato una ricetta che pareva eccellente per battezzare un bel panetto di tofu che salutava con la manina ogni volta che aprivo il frigo. Si tratta di una ricetta di Heidi Swanson, nota fotografa e autrice di libri di cucina: caramelizet tofu.
La mia versione differisce di poco...


Ingredienti (per due persone)
... un panetto di firm tofu tagliato a fette
... due pizzichi di sale
... due cucchiaini di olio di sesamo
... due spicchi di aglio a fettine
... due cucchiaini di zucchero di canna integrale
... poco zenzero grattugiato
... due cucchiai di salsa di soia e tre di acqua
Procedimento: marinare le fette do tofu con salsa di soia, acqua, zenzero per mezz'ora. (Intanto ci si può dedicare alle verdure). Scaldare molto bene una padella, versare l'olio e saltare il tofu (salare) fino a doratura... circa cinque minuti. Aggiungere lo zucchero e continuare la cottura per altri due minuti.



... Carote... pelare, tagliare a fette oblique e lessarle cinque minuti.




... Rape rosse... pelare, tagliare a fette e poi a metà, poi cuocere venti minuti in acqua bollente (quella delle carote).
Scolare e condire con prezzemolo, aglio e acidulato di umeboshi.







... Cipolla di tropea arrostita a secco, poi affettata per il lungo.







Di solito non mi piace lo zucchero e tanto meno mi piace usarlo nelle preparazioni salate... ma in questo caso ha un senso.
Buon appetito!

martedì 13 maggio 2008

Fra meme e voi...

Vi preavverto: non ho nulla di sorprendente da confessarvi, tranne forse il fatto che ho il callo dello scrittore (mica quello dell'autore di novelle, romanzi e compagnia briscola) da quando ero alle elementari, per via del modo col quale tenevo (saldamente) la matita, quasi fosse una bacchetta dai poteri magici, una cosa da non perdere... si tratta di una piccola protuberanza nella falange ungueale del dito medio. Ecco, l'ho fatto! Mi sento molto meglio ora che ho confessato questa cosa... Ma Silvia


e Mattop




mi invitano ad un meme, le cui regole sono le seguenti:

REGOLAMENTO DEL MEME:

  1. Indicare il link di chi vi ha coinvolti > see above!
  2. Inserire il regolamento del gioco sul blog > what are you reading right now?!
  3. Citare sei cose che vi piace fare e perché > e qui ti voglio...
  4. Coinvolgere altre sei persone > ancora più difficile... non me ne vogliano i prescelti... Acquacotta (cicciuzza), Mishuku, Vauxhall & Mornington (Zazie vale per tre...!), I pasticci di Memole (mikamarlez) e Zenzero (marcella, caravaggio e tutte le sue tantissime personalità)
  5. Comunicare l’invito sul loro blog > lo faccio... sìsì, giuro... solo un attimo!
Mi piace...
... dormire tantissimo e andare a letto presto (sono antica come i mestoli di legno, capisco il vostro disappunto, ma a me me piasce!) e poltrire beatamente;
... leggere Mafalda
... avere ragione, ma essere capace di ammettere di aver torto (è il pendolarismo delle idee e delle opinioni, fatto salvo che in alcune occasioni è inutile incaponirsi con la traduzione i metri lineari degli orizzonti di colpe, torti e accidenti vari)
... sapere di non conoscere (mi sento come un vaso di terracotta - bucato sotto - quello che imparo non ristagna e invece di invecchiare acquistando conoscenza mi pare di sapere sempre meno... ciò non mi atterrisce più! È come avere una stanza in casa che non si riempie mai; nella quale, per quanta roba imboschi, c'è sempre spazio...) ed essere quindi obbligata a continuare a leggere
... ascoltare i vecchi (non ho avuto la fortuna di conoscere i miei nonni, quindi li ho sempre cercati in tutti gli anziani che incontro)
... mangiare poco (cerco di non "vivere per mangiare, ma mangiare per vivere", senza rinunciare però a sperimentare, mescolare e cercare nuovi sapori).

NB: ottempero al meme solo in parte... di solito non partecipo alle catene... diciamo che in questo caso limito arbitrariamente il numero delle persone alle quali lo giro. Potevo aggiungere che fra le cose che mi piace fare... to cheat?!

Lenticchie stufate con broccoli e amaranto (se c'azzecchi è uno schianto...)

Il titolo del post fa schifo. Diciamo che è una dichiarazione di solidarietà a Lo, che per colpa di un mio consiglio ha dovuto minestrare le polpette. Conosco la strada per Canossa (prendine visione, oh amato lettore forestiero, si tratta pur sempre di un simpatico aneddoto sul buon utilizzo dei resti della combustione lignea che la storia ci insegna) e mi ci incammino a capo chino, lasciandovi tracce del mio amaranto di domenica scorsa...



Ingredienti
...per cuocere l'amaranto:
1/2 bicchiere di amaranto lavato due volte
1 bicchiere di acqua
poco sale
foglie di salvia e aglio tritati e rosolati in olio extravergine di oliva per la guarnizione dell'amaranto impiattato
(Cuocere per trenta minuti, non mescolare mai, lasciar riposare dieci minuti a pentola coperta per permettere ai chicchi di gonfiarsi)
...per i broccoli:
le cime di un piccolo broccolo cotte a vapore
(appunto, a vapore, come al solito!)
...per le lenticchie:
quattro cucchiai di lenticchie (ammollate con due centimetri di alga kombu)
mezza carota piccola
uno spicchio di aglio
un'idea di sedano
pochissimo dado in polvere (il mio è teteszco)
(cuocere le lenticchie per trenta minuti. tritare nel mixer una parte di lenticchie e le verdure insieme alle quali sono state stufate - aglio nooo!)

Impiattare e cospargere il tutto con condimento ayurvedico (il solito) o con peperoncino e semi di girasole sbriciolati. Scomporre il piatto e mangiare!

sabato 10 maggio 2008

Cime di rapa arrabbiate e biscotto di grano duro (in allegato: "La mia scoperta del meraviglioso mondo di Plantae")

Trenta anni fa il cesto delle verdure della casa vicino al boschetto era costituito dai soli quattro cavalieri della tavola rettangolare (la quale meriterebbe un post a parte per i terribili segreti del suo antro-tascapane): patata, cipolla, cavolo verza e zucchino. Ogni tanto facevano la loro apparizione vegetali esotici come la regina dei ghiacci e i peperoni cornuti, ortaggi verdi, sottili e amari come il peccato. Qualcuno ancora mi domanda come mai sono diventata vegetariana... il fatto è che in quarta elementare seguii contemporaneamente due corsi pomeridiani (il nostro dopo-scuola, facoltativo e molto creativo grazie a maestri fantastici, era nel mio caso un obbligo perché i miei lavoravano): giardinaggio-orticultura e cucina. Ero già una orticultrice in erba, perché la mia amica del cuore ed io zappavamo con zelo da quattro primavere un quadrato del suo giardino, di un metro per un metro, per poi piantare i semi di carote e prezzemolo educatamente estorti ai vicini. I raccolti sarebbero di certo stati migliori se avessi scelto giardinaggio in terza (avevo invece scelto falegnameria)... nonostante le attenzioni e la cura costante, Elisa ed io arrivammo a stento a raccogliere ciuffi di carote. Andò meglio a scuola. Al corso di cucina imparammo a
  1. aprire il vasetto dei capperi e delle olive
  2. bucare il tubetto di maionese
  3. tagliere in due le fette di pancarré
  4. sminuzzare il tonno (U., la maestra, ci disse che quello in vetro è meglio e che tanto più rimane nel vasetto tanto migliore sarà il suo sapore)
per preparare le tartine (lo avevate già capito, vero?! Vi sottovaluto sempre...) per la festa di fine anno scolastico.
Non avevo mai mangiato olive o capperi e lo confidai alla maestra. U. era (è...) una donna fantastica... sobria e silenziosa, determinata e affettuosa... non credo di esagerare se dico che una delle più grandi fortune della mia fortunata infanzia è stata averla accanto per cinque anni... alla mia rivelazione replicò con un incredulo: "Non hai mai mangiato capperi?".
Ora, siamo in Emilia, nemmeno in città a dire il vero (e lei è spezzina di origine). Nel Millenovecentoottanta in Italia la tv trasmetteva a colori già da un po', ma a casa mia era ancora in bianco e nero; la crisi petrolifera era appena dietro le spalle; la spesa si faceva alla Cooperativa (ora coop) e il tonno io lo vedevo solo al banco dei salumi-formaggi, accanto allo sgombro, dentro a latte che mi parevano enormi. Naturalmente i miei compravano lo sgombro. Ovviamente i capperi non appartenevano al nostro lessico familiare. Eravamo indrée come la còva dal nimèl*. U. mi regalò un vasetto di capperi e inizio a snocciolarmi un intero alfabeto di verdure.
Parafrasando Middlesex potrei dire "Io sono nata due volte...", non vorrei sembrarvi una romantica del cavolo, ma esistono davvero un prima e un dopo la scoperta del cappero... Molte cose sono cambiate: molti dei colleghi dei miei genitori venivano da altre regioni d'Italia, un fratello di mio padre sposò una leccese, un fratello di mia madre una salernitana ed io cominciai ad insistere per allargare il parco dei moschettieri assisi alla tavola rettangolare. Una delle mie più recenti conquiste è frutto della casuale osservazione del panorama: una decina di anni fa mi accorsi improvvisamente che i prati non coltivati cambiavano colore... fiorellini gialli ovunque dopo i fiori azzurri del radicchio













ed erano i fiori di piante commestibili!
Molte delle persone che si erano trasferite da regioni del sud sentivano la mancanza di prodotti che non trovavano nei vari supermercati: c'erano frequenti viaggi di camioncini che tornando dalla Sicilia o dalla Campania portavano mozzarelle di bufala, broccoli, tropea... molti degli acquirenti erano colleghi di mia madre. Alcuni prodotti però erano meno trasportabili di altri così iniziarono le coltivazioni di ortaggi diversi negli orti locali. Le cime di rapa trovarono subito terreno fertile! Adesso non è davvero più un problema trovare ogni bendidio al supermercato (per fortuna), ma i fiori delle cime di rapa tornano, ogni anno, a ricordarmi di come è bello mescolarsi, conoscere e condividere!

Cime di rapa con frisella di grano duro e mais

Ingredienti:
... una frisella di grano duro e mais bagnata velocemente con poca acqua tiepida
... moltissime cime di rapa e foglie tenere lavate
... aglio e peperoncino a piacere o condimento ayurvedico con undici ingredienti
... un cucchiaio di olio extra vergine di oliva
... sale
... acqua
Procedimento: in una capiente padella, far stufare le cime con un mestolo di acqua (quella che rimane dopo la lavatura non è sufficiente) uno spicchio di aglio in camicia e un peperoncino intero per dieci o quindici minuti a fuoco bassissimo e con coperchio. Trascorso il tempo necessario alla cottura aggiungere il sale (togliere aglio e peperoncino) e l'olio, mescolare e lasciar riposare coperto per alcuni minuti. Impiattare la frisella, irrorarla con il fondo di cottura delle cime e ricoprirla poi con le stesse (per me mai troppe!). Aggiungere il condimento ayurvedico per profumare e colorare il piatto.

(*indietro come la coda del maiale)

giovedì 8 maggio 2008

Torta di pere, cioccolato e cardamomo

Io non amo i dolci. Il massimo del dolce per me è una fragola matura o una ciliegia. Posso arrivare a piacevoli compromessi con uno strudel di mele o con un muesli delicato. Tuttavia adoro fare le torte, impastare, mescolare e vederle lievitare nel forno. Cerco di non fare torte usando le uova, vorrei riuscire a limitare l'uso a robe imprescindibili, di tradizione emiliana, che salgono e scendono lungo la scala del mio DNA e inciampano in ogni gradino tartassando le mie memorie olfattive, gustative e familiari; per quanto le mie scelte me ne allontanino di fatto ogni giorno di più, mi appartengono ed io appartengo loro.

Ingredienti per una piccola torta di pere e cioccolato quasi fondente:
150 grammi di farina per dolci (contiene una buona dose di amido)
1 grossa pera bio (non saprei di quale gruppo...)
50 grammi di margarina bio (grassi non idrogenati)
70 grammi di cioccolato fondente al 50% (senza latte assolutamente) grattugiato
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico si sale
50 grammi di zucchero di canna Solidal coop
100 ml latte di soia
sei bacche di cardamomo
un pugno di noci nostrane (di un amico)

Procedimento: accendere il forno a 180°C. Lavare, asciugare e fare a fettine la pera (polverizzare il contenuto delle bacche di cardamomo); mescolare ingredienti liquidi e solidi (eccetto la pera e il lievito) e lavorare con uno sbattitore o robot fino ad ottenere un impasto liscio e un po' consistente. Ungere e infarinare una teglia (la mia non era antiaderente e ho finito la carta da forno...). Incorporare il lievito e mescolare velocemente, quindi versare l'impasto nella teglia e affondare le fette di pera qua e là e il più rapidamente possibile. Infornare per 45 minuti e fare al prova stecchino per verificare la cottura. La torta ha una crosta tipo biscotto, ma dentro e morbidissima.

domenica 4 maggio 2008

Tricarico, popcorn con lievito e Middlesex

Niente di nuovo: Tricarico piace a molti; il pop corn con il lievito alimentare credevo sul serio di averlo inventato io e, invece, scopro che gli americani sono arrivati prima, perché sul pop corn mettono quasi ogni cosa dolce, salata, amara o speziata; "Middlesex" è stato premio Pulitzer nel 2003... Avrei voluto inserire l'ultimo video di Tricarico, perché, pare, la procedura di condivisione è talmente semplice che persino un moscerino della frutta potrebbe facilmente eseguire i vari passaggi senza uscire dalla mia compostiera. Ah, ma noooooooooo! Non è possibile incorporare il codice... allora ripiego con questo...!




(Comida, grazie della segnalazione circa il non funzionamento del link!)

Sono quasi sicura che non ci sia alcun bisogno di raccomandavi di non fermarvi mai alle apparenze... e sono anche certa che tutti voi sapete fare dell'ottimo pop corn senza bisogno di mie indicazioni.

Pomodoro ramato ripieno, totally vegan! (Farro... ultima chiamata!)

Da tre giorni mangio farro.



Lo faccio per due ragguardevoli ragioni (facciamo tre...):




  1. è buono
  2. ne ho cotto troppo (vedi ricetta precedente),ma nulla butto
  3. a partire dal Medioevo, la coltivazione del farro nei paesi del Mediterraneo è stata lentamente soppiantata... il fatto è che ci sono cereali che non necessitavano di sbramatura, rendendo quindi più conveniente l'abbandono del farro. Ma ora ci siamo ravveduti: lo coltiviamo, lo commercializziamo e lo mangiamo! Il farro appartiene alla famiglia delle graminacee. È uno dei cereali meno calorici, contiene la metionina (aminoacido essenziale carente in quasi tutti i cereali) e le sue fibre sono costituite da polisaccaridi complessi che non vengono metabolizzati dall'organismo umano, ma favoriscono il transito efficiente ed efficace lungo l'ultimo tratto del nostro apparato digerente (ci siamo intesi, no?!).
Oggi, ispirata dai pomodori ripieni di quinoa di erbaviola, ho messo insieme due diversi ripieni per quattro pomodori maturi...

Ingredienti:
cinque grossi pomodori ramati
otto cucchiai di farro spezzato già cotto
due cucchiai di pesto alla genovese il Sarchio (senza formaggio)
un cucchiaio di lievito alimentare in scaglie
due olive verdi denocciolate
quattro cucchiai di pane grattugiato
tre cucchiai di prezzemolo tritato
un cucchiaio di olio extravergine aromatizzato all'aglio
sale


Procedimento: accendere il forno a 220°C. Tagliare a metà i pomodori, togliere semi e nervature centrali e salare leggermente (metterli in uno scolapasta in modo che perdano un poco di acqua).
(Primo ripieno) Recuperare
la frazione solida o semi-solida dell'interno dei pomodori: tritare, salare e mescolare a prezzemolo, olive tritate, tre cucchiai di pane grattugiato e olio all'aglio.
(Secondo ripieno) Mescolare farro, pesto e lievito alimentare. Terminé!
Riempire i pomodori, cospargere di pane grattugiato e infornare per 25 minuti. (Mi sono avanzati due cucchiai del primo ripieno... ne ho ricavato due polpette).




mercoledì 30 aprile 2008

Farro spezzato con fave, pomodoro Pachino e olive taggiasche


Ciò che contribuisce al buon esito di tutte le attese, mi piace e mi compiaccio di trovare, ogni tanto, accostamenti casualmente soddisfacenti.
Ieri ho comprato troppa roba, parte della quale necessita di essere stipata nel congelatore per non finire direttamente in compostiera. Il congelatore è il piccolissimo freezer posto sopra al frigo. Sempre pieno. Ho dovuto scongelare le fave che avevo imboscato appena una settimana fa...




Ingredienti:
1/2 bicchiere di farro spezzato
un bicchiere di fave fresche (o surgelate...)
cinque pomodorini di Pachino
tre o quattro olive taggiasche
1/2 cipolla bianca tagliata come per il soffritto
acqua q.b.
sale e pepe q.b.
olio extravergine d'oliva q.b.
aceto balsamico di Modena
due foglie di alloro secco
poco prezzemolo tritato





Procedimento: pelare e tritare la cipolla e metterla a soffriggere con pochissimo olio, aggiungere le fave, salare leggermente, pepare, aggiungere un mestolino d'acqua e portare a cottura a fuoco lieve (a me ci sono voluti circa dodici minuti). Cuocere il farro in acqua salata bollente per sette minuti (ho aggiunto le foglie di alloro per aromatizzare). Scolare attentamente. Ungere leggermente uno stampino/tazzina/della forma voluta e riempire bene col farro e far intiepidire. Tagliare i pomodorini in quarti e condire con olive, olio e aceto balsamico.
Capovolgere la tazzina con il farro sul piatto, aggiungere poco prezzemolo, impiattare anche pomodorini e fave.
Dopo la seduta dal fotografo ho mescolato ottenendo una insalata tiepida della quale ho ancora in mente il sapore... per la ricetta delle fave devo ringraziare la suocera pugliese di mia cugina... alla quale ho telefonato attaccando bottone come la peggiore delle comari!

martedì 29 aprile 2008

Ode al perito...

ODE AL PERITO
"T'aspetto...
come lo Scuropasso,
il Malone e il Sangone,
l'Agogna, il Grana del Monferrato,
l'Orco e mill'altri attende
il grande fiume impetrato."






(ANSIA)- IT, 28 Aprile - Ieri alle quattordici e trentacinque Claud ha ricevuto un inatteso regalo di compleanno... è arrivato a novanta all'ora e si è fermato sull'angolo posteriore destro dell'auto (ho un frisée di nervi che mi brulica fra le scapole). Quasi illesi i passeggeri, offesa l'auto, vibrante la conducente.



Ho ragione io: dopo i diciotto non vale più la pena festeggiare il compleanno...



Sono certa che, in barba alle mie più nere previsioni:
verrà (presto) il perito ed io riavrò l'auto...
(la foto viene da internet, non ricordo dove l'ho presa, ma la trovo azzeccata)

sabato 26 aprile 2008

Autointortamento e sensi di colpa per via del caro prezzi sui cereali (alla Wal Mart riso razionato?!)

Nel corso del mese ho postato diverse ricette il cui ingrediente principale era il riso. Riso oggi e riso domani devo aver determinato un aumento della domanda (sono o non sono una opinion leader?), quindi un conseguente aumento dei prezzi! Sono afflitta.
Anche perché la mia ultima rutilante ossessione gastronomica sono le torte salate con impasto di semola. Sento il dovere di mettere le mani avanti e declino ogni responsabilità circa eventuali rincari della semola di grano duro...
Ingredienti:
Pasta...
... ben 300 grammi di semola di grano duro
... circa 1,5 decilitri di acqua tiepida
... un cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
... un cucchiaio di erbe aromatiche secche (timo, santoreggia, rosmarino, prezzemolo, maggiorana) o fresche secondo il gusto
... un cucchiaino di sale
... quattro cucchiai di olio extravergine d'oliva
Ripieno...
tre carciofi a fettine trifolati con aglio e prezzemolo
un peperone giallo crudo a fettine
funghi champignon trifolati con prezzemolo e aglio
Per l'impasto si procede nel solito modo... lavorare gli ingredienti per una decina di minuti aggiungendo acqua o farina se necessario (ieri sera la semola era idrofoba!).
NB: nell'acqua ho sciolto il concentrato di pomodoro e alla farina ho mescolato le erbe aromatiche. Tanto per cambiare...
ERRORE: ho messo i peperoni crudi... che avranno mai fatto? Cuocendo hanno rilasciato molta acqua (va bene, me la sono voluta
  1. non sono di stagione
  2. ergo contengono più acqua che altro
  3. devo smetterla di accoppiare le verdure per ragioni cromatiche... mica sono vestiti...
ma ammetto le mie colpe e mi prendo i meriti, perché dopo i canonici quaranta minuti di cottura, grazie ad un imprevista falla laterale che ha permesso la fuoriuscita e la evaporazione del liquido in eccesso, il risultato è stato accettabile e gradevole). Sapore e colore sono fantastici, astenersi idiosincratici verso i peperoni (nettamente prevaricanti).

venerdì 25 aprile 2008

Penne con carciofi, prezzemolo e pinoli


Gli ingredienti sono quasi tutti dichiarati nel titolo del post: mancano all'appello uno spicchio di aglio, due cucchiai di pane grattato, il sale e l'olio.
Adoro i carciofi. Mi piacciono proprio in modo spropositato. Anche crudi. Quelli usati per la ricetta di oggi sono carciofi con le brattee di colore violetto (forse parenti di quelli di Castellammare presidio Slow Food, a loro volta sottotipo del romanesco... oppure cugini di quelli di Sant'Erasmo o di Chioggia; ma potrebbero anche essere catanesi o provenire da Albenga... ah, come sono affascinanti le storie di parenti!).
Dopo aver pulito quattro carciofi (solo uno lo uso per questa ricetta, gli altri vanno con altri ingredienti a riempire una torta salata domani!) li taglio a listarelle sottili (anche i gambi) e li butto in padella dove ho fatto rosolare olio e aglio (tolto). Cuocio a fuoco vivace per alcuni minuti salando leggermente, poi aggiungo due mestoli di acqua calda, metto il coperchio, abbasso la fiamma al minimo e lascio cuocere dieci minuti. Nell'acqua calda butto le penne. Tolto il coperchio alla padella dei carciofi cui aggiungo il prezzemolo (tolgo tre quarti dei carciofi che tengo per la torta di domani), il pangrattato e i pinoli (eventualmente altro olio) e alzo la fiamma per far colorire il tutto. Al fine di ammollicare ben bene le penne le ho poi fatte saltare in padella alcuni minuti.

PS: La Festa della Liberazione... per me è...
  • il giorno della memoria per antonomasia e occasione di riflessioni su quali divisioni, ideologie e cantonate siano alla base della nostra imperfetta, immatura e dissonante democrazia (L'Italia è una repubblica democratica […] )
  • giorno in cui mi sento vicina ai popoli oppressi da regimi militari, da falsi profeti della libertà sulla Terra attraverso la prevaricazione nel nome di qualunque sia il Dio-giusto che li guida, da falsi liberatori-da-veri-oppressori guidati da interessi economici ormai ridicolmente manifesti e anche all'ottanta percento degli abitanti del pianeta che possono utilizzare solo il venti percento di quanto prodotto/disponibile... perché l'altro venti percento oramai s'è abituato ad un certo standard di vita... al di sotto del quale si sente depresso, insoddisfatto, inutile
  • occasione per rileggere Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio

martedì 22 aprile 2008

Della serie... i pasticci che riescono benissimo: torta salata con cavolo rosso alla siciliana

Cambiano i costumi. Da vent'anni a questa parte un movimento di micro-globalizzazione provinciale sta rivoluzionando i costumi alimentari dei cittadini emiliani: ora si mangia l'erbazzone anche a colazione. Lo vendono nei bar (ma mica sempre vale la pena) e i fornai si sbizzarriscono con millanta nuove versioni più o meno light, ripiene di ogni creatura del fulgido mondo creato, si narra, da Domeneddio. Nessuna però è alla mia portata! Lardo e Parmigiano Reggiano non insaccano più le mie budella (frase pulp, me ne scuso, contiene anche una bugia, di fatto: se mia zia Caterina facesse ancora una volta i fritloch, dimenticherei la mia intolleranza...). Nessuna delle creature in commercio (edibile) è alla mia portata. Per questa ragione ho letto per mesi ricette di ogni tipo alla disperata ricerca di un impasto che surrogasse dignitosamente la pasta dell'erbazzone... e l'ho trovata! Mescolo con gratitudine due ricette (qui e qui, grazie ad entrambe per l'idea) ed ecco la mia prima torta salata per la quale non arricchirò la Buit**i! Se ne faranno una ragione!



Ingredienti
Pasta:
...300 grammi di semola di grano duro
...quattro cucchiai di olio extravergine di oliva
...acqua due decilitri
...due cucchiaini di sale rosa






Ripieno:
...un chilo di cavolo rosso tagliato finemente
...venti olive verdi
...un cucchiaio di capperi dissalati
...un cucchiaio di olio extravergine di oliva
...due bicchieri di acqua calda (o brodo vegetale)



Procedimento
:
impastare gli ingredienti della pasta con un qualsiasi aggeggio meccanico (a mano è da matti!). Ci vogliono parecchi minuti prima che si formi l'impasto e la palla omogenea. Mettere al riposo per mezz'ora (dentro un sacchettino di plastica è meglio). Intanto cuocere il cavolo bagnando con il brodo di tanto in tanto e aggiungere olive a rondelle e capperi sminuzzati a cinque minuti dalla cottura (dipende dal cavolo e dai gusti: quindici o venti minuti in tutto).
Tirare due sfoglie con il mattarello (una più piccola, la misura dipende dallo stampo e da quanto croccante volete la pasta una volta cotta, il mio era un trenta centimetri circa, perché mi piace secca) di diametro leggermente differente: con quella più grande foderate lo stampo (carta da forno o pochissimo olio), versate il cavolo, chiudere con la seconda sfoglia e chiudere il bordo pizzicando la pasta a mo' di tortiglione. Bucherellate la superficie e inumiditela con una emulsione di olio e acqua (1 parte di olio e quattro di acqua). Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per trenta/quaranta minuti.



(ALTRO DA DICHIARARE?!)
BUONA LA LIEVITAZIONE, COTTURA DISTRATTA...
Patisco la seduzione della lievitazione: guardo la torta nel forno, vorrei provare il soda bread, vigilo gli impasti sotto il canovaccio umido... non ho una grandissima esperienza: diciamo che mi applico.
Lunedì ho impastato e fatto lievitare 600 grammi di farina di farro seguendo alla lettere questa ricetta (semi a parte e lievito di birra grammi sei al posto della pasta madre), ma ho cotto distrattamente e il risultato è un pane molto morbido, ma poco cotto un dieci minuti meno del necessario... posso farlo a fette e tostarlo?!

domenica 20 aprile 2008

Insalata di Cannellini

In due dei blog (qui e qui) che leggo più spesso ho trovato di recente ricette con fagioli. Fa ancora un po' troppo poco caldo per me e, in linea di massima, le verdure crude non mi fanno ancora voglia... quindi ho imbastito questa insalata che mescola cotto e crudo.

Ingredienti:

una scatolina di cannellini
(precotti... non potevo aspettare!)
una carota grattugiata
una manciata di rucola
un cipollotto Tropea
un gambo di sedano
due cucchiai di alghe hiziki
(vedi post precedente)
olio extravergine d'oliva
aceto balsamico


Svolgimento:
mescolare il tutto... non ho aggiunto sale, perché i fagioli in scatola sono salatissimi e le alghe sono cotte di acqua e salsa di soia.

giovedì 17 aprile 2008

Riso?! Sì, riso tailandese profumato

A capofitto, ma sulla superficie delle emozioni e degli eventi: io sono una superficiale profonda e vivo così tutte le novità. Intensamente. In modo totale. Finché dura. Fino a quando non mi stufo e passo oltre: baci e abbracci.
Ci sono però alcune costanti: il riso (seme commestibile di pianta erbacea annuale) e il riso (ridere), per esempio, che non mi bastano mai! Apprezzo le due cose insieme. Apprezzo anche la motivazione con la quale Lo mi fa omaggio di un premio


(ora Lo, non esageriamo con i premi, che poi mi monto la testa, inoltre è profondamente diseducativo premiare soltanto e tu lo sai meglio di me...) che accetto d'luntera (NDT, volentieri). Pensavo di passarlo ad alcune conoscenze recenti: mucca pazza per la sua sensibilità e estro creativo e briggis l'instancabile wanderer (viandante)...





























Offro a tutti un riso profumato e coloratissimo...
Ingredienti:
un bicchiere di riso bianco tailandese
acqua
un cucchiaio di curcuma
tre code di cipolla fresca (il verde)
due cucchiai di alghe hiziki
cavolo cappuccio
sale
salsa di soia
olio extravergine d'oliva
Svolgimento: ammollare le alghe per cinque minuti, poi cuocerle 10/15 minuti con acqua e poca salsa di soia. Affettare cipollotto e cavolo. Lavare il riso cambiando l'acqua tre volte, versare in una pentola e aggiungere acqua fino a superare di un dito il livello del riso: aggiungere la curcuma e cuocere a fuoco medio alto fino ad evaporazione del liquido; spegnere il fuoco e coprire, lasciando riposare cinque minuti. Mettere il riso in un piatto per far raffreddare. Mettere l'olio in padella, aggiungere il riso e il cavolo, salare e mescolare. Dopo qualche minuto aggiungere alghe e cipollotto e continuare a far saltare in padella mescolando con continuità. Buon appetito!

martedì 15 aprile 2008

L'orto di Geremia e il contorno di Unika

Noi lunatici (dentro) disfiamo il pensiero agendo nelle parole: talvolta è come se ci mancasse il ponte di collegamento fra pensiero e parole. Quando mastichiamo silenzi carichi di promesse o impastiamo le idee in discorsi fatti di frasi nominali, agiamo sotto l'influsso della Luna. Come i vegetali, le semine, le piogge e le gravidanze, anche noi risentiamo (più o meno colpevolmente) del suo moto eterno. Queste giornate assurde sono una vera geremiata: piove, piove e piove... perbacco! Giova ai radicchi pelosi e amari del babbo. E allora li mangiamo!

L'ORTO DI GEREMIA:

Per assecondare il genitore maschio, orgoglioso del tardo prodotto dello sparuto orto... lavare accuratamente i radicchi, 'che tanto piacciono ai molluschi gasteropodi, ch'io poco apprezzo.
Tagliare finemente, a mo' di tagliatella, e condire come più aggrada. Io uso olio extravergine, sale rosa e poco aceto balsamico (gentilmente fornito da amico acetaio).
Tendono a colonizzare gli interstizi dentali, ma sono talmente buoni che si può ben tribolare un poco.


IL CONTORNO DI UNIKA:

Ingredienti:
sei piccole patate bianche a buccia rossa
1/2 peperone rosso
1/2 peperone giallo
1/2 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
due cucchiai di prezzemolo tritato
sale
acqua (eventualmente)
Svolgimento: pelare, lavare e tagliare a spicchi le patate. Lavare, pulire e tagliare i peperoni a listarelle larghe e lunghe quanto un dito. Scaldare l'olio e versare le patate in padella facendole andare a fuoco vivo per due o tre minuti, sempre mescolando. Aggiungere i peperoni, salare e far cuocere al coperto per circa dieci minuti a fuoco medio basso (scoperchiare spesso, mescolare e aggiungere qualche cucchiaio di acqua se dovesse asciugare troppo). Scoperchiare, alzare la fiamma e, mescolando sempre, portare a fine cottura aggiungendo il prezzemolo a fuoco spento. Sono buonissime!

sabato 12 aprile 2008

Faux petit pain aux raisins, purché siano girelle all'uvetta...


I dolci dolci non mi piacciono moltissimo, preferisco il cibo salato o al più insipido. Però ogni tanto mi piace mangiare qualcosa contenente uvetta (tipo panettone, sì... ma anche panuva). Cercando in giro, ho preso spunto da tre diversi blog per mettere insieme una sorta di faux petit pain aux raisins.
I miei ringraziamenti vanno dunque a Ery, Vera e Petula.

Ingredienti per dieci girelle:
150 grammi farina di frumento integrale
75 grammi farina Manitoba
tre cucchiai olio di mais
due cucchiai di malto di mais
un cucchiaino di lievito Mastro Fornaio
150 ml latte di soia non dolcificato tiepido
un pizzico di sale
un cucchiaino di buccia di limone bio grattugiato
tre cucchiai di uvetta (fatta rinvenire in tè nero)
tre cucchiai di marmellata senza zucchero
(le mie erano diverse ciliegie, mirtilli e prugne mirabelle)


Mescolare le due farine, il sale, lo zucchero, l’olio e il lievito: aggiungere il latte poco alla volta e lavorare energicamente (ho usato il solito sbattitore) per dieci minuti almeno. Formare una palla e mettere a lievitare nel forno spento per 1 ora, coperto con uno straccio umido. Successivamente impastare nuovamente e stendere la pasta con il matterello in un unico rettangolo (circa...) abbastanza sottile (0,5 cm) sul quale si spalma la marmellata e si distribuiscono le uvette. Arrotolare l’impasto su se stesso. Tagliare le girelle con un coltello affilato, non seghettato e adagiarle su una teglia rivestita di carta da forno e lasciar lievitare (coperte come prima) per altre 3 ore. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 15 minuti.




Attenzione a non lasciarle troppo in forno... l'uvetta passa a miglior vita! Risultato: poco dolci (meno male!), morbidissime e ben cotte (anche con il forno ventilato senza pentolino di acqua annesso e connesso).