sabato 27 settembre 2008

L'inconfondibile gusto di... espiazione!

Atonement (titolo del romanzo di McEwan che fa da scenografia al piatto) in inglese significa espiazione. Mangiando senza (quasi) sale io riparo una colpa scontando la pena. Ho deciso di dare una lettura spirituale ai miei valori pressori, che vi comunico* per dovere di informazione e perché mi ha sempre fatto sorridere l'altrui desiderio di condividere esiti di esami del sangue o simili (la compassione mi mette di buon umore, che volete farci!):
140-110 e 100 battiti cardiaci a riposo.
I numeri non mi sono mai piaciuti. Sono pochi, si combinano fra loro e rispondono a una serie di regole espresse in formule e con simboli oscuri. Una setta! Piccoli e grandi che siano ci condizionano sempre: quanti anni hai? Che tram devi prendere? A che ora hai l'appuntamento? Quale contatore deve attivare?! Oh, ma la colpa è nostra, perchè noi li abbiamo caricati di significati. Ecco!
Ho ripreso Atonement, perché si adatta a questo periodo (lo avevo comprato anni fa, ma gli è franato addosso quasi subito un consistente velo di oblio... rischia di nuovo, non riesco a proseguire nella lettura, penso che mi trastullerò con Le Soprano, consigliatomi da Luca&Sabrina di Sapori diVini, da Sabrina, credo). E, sì, mangiare con poco o senza sale fa perdere liquidi in poco tempo (hai ragione Matteo, mi sono accorta subito dell'effetto sulla bilancia!).
Nel frattempo però mangio ancora e non sempre senza sale...

INSALATA DI BIANCHI DI SPAGNA
INGREDIENTI:
... fagioli bianchi di Spagna
(ammollati e cotti nel solito modo, con kombu per renderli morbidi e saporiti anche senza sale, visto che contiene sodio)
... farro cotto
... un grosso pomodoro da insalata maturo (a pezzetti)
... cipolla tropea fresca (a fette)
... una piccola zucchina (a julienne)
... acidulato di riso
... spezie ad libitum
... olio extravergine d'oliva
... sale grosso affumicato (POCO!)
Mescolare la verdura (esclusi i fagioli) e aggiungere l'aceto di riso e le spezie. Lasciar marinare alcune ore in frigorifero. Aggiungere il farro, i fagioli, l'olio e il sale grosso. Atonement!
(*valori medi)

giovedì 18 settembre 2008

Under pressure... green tea only!

Ho la pressione alta.
Sarà causa del freddo improvviso vasocostrittore e ingolfante?

Sarà causa del mio smodato amore per il sale, i cibi salati e le costanti incursioni nel favoloso mondo delle patatine?
Sarà lo stress? (Ma quale?!)

Fatto sta che ora sono in difficoltà, perché nel mio immaginario gastronomico ci sono solo pietanze saporose, vivacemente inclini al sale di sodio dell'acido cloridrico. Al solo pensiero i battiti accelerano. Che schifo, sono schiava della gola e finirò all'Inferno come Ciacco, fiaccato da una pioggia battente a mangiar fango!
Data la mia non impossibile età, pare si possa riportare tutto sotto controllo con poco sacrificio: escludere il sale dalla mia vita. Almeno per un po'. Escludere il tè nero. Questo non è difficile, bevo mentre scrivo


Da tre giorni mangio insipido... risultato? Vita scipita, aria afflitta e pensiero costante, ossessivo, stupendo: voglio fare il bagno a bocca aperta nel Mar Morto!

Che fare per distrarre il flusso di coscienza che convoglia ogni anelito al salino?!

Potrei ricominciare a leggere, perché quando mi sento stimolata intellettualmente sono meno facile alle ossessioni della gola...
Ma non ho libri interessanti, cioè dovrei leggere qualcuno degli orfani di carta inchiostrata che ho incautamente acquistato di recente... li ho abbandonati in giro per casa - vicino al telefono, sulla mensola del camino, dietro il termosifone del bagno, sul tavolino accanto al letto, nel cruscotto della macchina, sotto il fornetto elettrico in cucina... - così che magari a furia di vederli finisce che li leggo, giusto per levarmeli dalle pa**e!)... ogni tanto funziona! Ho fatto fuori un acquisto incauto in vacanza, perché era il solo esemplare che avevo messo in valigia. Lo avevo comprato in primavera (se non ricordo male), perché mi era piaciuto il titolo: L'eleganza del riccio. Avevo letto subito i primi due capitoli (più e più volte, cercando di capire come mai l'autrice avesse così tanto bisogno di farci sapere quanto - effettivamente - sa di filosofia). ma lo avevo abbandonato, senza alcun senso di colpa sul tavolino accanto al letto. Il fatto che fosse accanto al letto non voleva dire nulla: i libri che sto effettivamente leggendo, di solito stanno sul letto o nel letto. C'è una bella differenza, capite bene. Lo avevo nascosto sotto l'incauto acquisto numero due (l'ultimo di Pulsatilla, comprato solo perché ha una copertina fantastica... ma questo, lo capisco ora dopo averne letto una decina di pagine, è il suo solo pregio).

(...?)

Ah, sì!
In vacanza ho poi letto (in due giorni) L'eleganza del riccio ed ho pensato... il romanzo si lascia leggere, ma a parte alcuni passaggi divertenti e ben scritti e la succulenta descrizione di una cena giapponese, non toglie il sonno. Poiché non m'ero portata altro e non avevo intenzione di comprare in loco (memore della marea di orfanelli sparsi per casa), ho accettato lo scambio con un romanzo di Fabio Volo, Il giorno in più. Ed ecco l'happy end: dopo averlo finito ho rivalutato il romanzo della Barbery!
Niente di personale... quello di Volo mi pare la rielaborazione (fatta da o con un buon editor, che a Mondadori certo non mancano) erotico-tormentata di un romanzo stile Harmony. Davvero esilaranti alcuni passaggi post-digestione che filosofeggiano di escatologia applicata al quotidiano. Per fortuna Volo è un uomo intelligente e, mi dico, scrive perché è importante segmentare e diversificare il proprio raggio di azione: in agricoltura la rotazione delle colture ha permesso notevoli sviluppi... nella qualità e nella quantità!

Qualche volta in vacanza m'è andata molto meglio: otto anni fa giravo Lisbona leggendo Viaggio in Portogallo di Josè Saramago, mi ubriacavo delle sue parole, i portoghesi mi parevano tutti belli in modo sinistro e mangiar nulla per una settimana contribuì a creare una sorta di estasi mistica (era la fame!?) che ancora mi attanaglia quando penso a quella città.
I paragoni rientrano nell'insieme concettuale dei giudizi? Se è così mi asterrò dal continuare...
Vi esorto solo a leggere le parole di comprensione che Saramago spende per l'italico popolo di elettori... fra un sillogismo e una simpatica pugnalata al nostro amor proprio collettivo!

domenica 14 settembre 2008

Panini alle olive taggiasche

In ferie non ho comprato prodotti tipici della Liguria. Ormai li trovo abbastanza facilmente anche qui! Mi sono portata a casa solo un vasetto di olive taggiasche denocciolate in olio extravergine d'oliva. Le mie olive preferite, da tanto tempo. Quando ho aperto il vasetto ho sentito l'inconfondibile profumo... è l'olio! Ho fatto dei panini alle olive, molto semplici e di gran conforto visto il brusco calo della temperatura che ci è letteralmente piovuto addosso fra ieri e oggi.

PANINI ALLE OLIVE TAGGIASCHE

(CON TRE LIEVITAZIONI)












INGREDIENTI:

400 grammi di farina manitoba
mezza bustina di lievito secco Mastro Fornaio
mezzo cucchiaino di sale rosa
due cucchiaini di zucchero di canna integrale
acqua tiepida (indicativamente due decilitri... oggi c'è molta umidità!)
olive taggiasche denocciolate
PROCEDIMENTO: impastare gli ingredienti (senza le olive) per una decina di minuti tirando l'impasto in ogni direzione e con un poco di energia. Mettere nel forno con la luce accesa, coperto da un tovagliolo inumidito per un'ora (PRIMA LIEVITAZIONE). Riprendere l'impasto e scazzottarlo per rompere la lievitazione, dividere in dieci palline e rimettere nel forno spento per mezz'ora (SECONDA LIEVITAZIONE). Impastare ogni pallina inserendo cinque o sei olive (e il poco olio delle stesse olive), poi rimettere a lievitare per quarantacinque minuti (TERZA LIEVITAZIONE). Accendere il forno a 250°C, infornare i panini e cuocere dieci minuti, quindi girare i panini e cuocere altri dieci minuti abbassando la temperatura a 200°C.


giovedì 11 settembre 2008

Kanten di pesche allo zenzero

Kanten è il nome giapponese dell'agar-agar. L'agar-agar è un'alga insapore ricca di fibre e di minerali, ma priva di calorie che, pare, aiuta a ridurre il colesterolo cattivo e ad abbassare la pressione sanguigna e il livello di zuccheri nel sangue. Esiste la kanten diet... pare sia stata un must in Giappone nel 2005 (che dite?! Non siete soliti seguire trend datati?). La si può trovare in commercio in fiocchi, barre, fili o polvere. Viene utilizzata spesso al posto della colla di pesce (che poi è colla di ossa e cascami bovini e/o suini) e della gelatina per il suo potere addensante. Il bello è che se usate il kanten per fare le gelatine non avrete una gelatina ingessata e sussiegosa, bensì una (più o meno) tremula cratura adatta ad imprigionare frutta, verdura o pensieri molesti!


La ricetta si compone di tre semplici passaggi:
  1. pelare e tagliare a dadini una pesca matura (o due se sono piccole), aggiungere il succo di mezzo limone e un cucchiaio raso di zucchero di canna; grattugiare un pezzetto di zenzero (dimensioni di una falange) e aggiungerlo alla macedonia di pesche che avrete messo in un recipiente adatto a contenere la gelatina
  2. fare un infuso con 500 ml di acqua, due bustine di tè verde e un cucchiaio di "Bacche di bosco" (mirtilli, mele, ibiscus, etc...) e dolcificare con un cucchiaio di malto di mais; aggiungere un cucchiaino colmo di agar-agar in polvere e far bollire dolcemente per cinque minuti
  3. versare il liquido sulle pesche, mescolare e lasciar raffreddare; riporre in frigorifero per almeno una notte.


Mi piace da pazzi! Direi che è la cosa più vicina al mio concetto di dolce che io abbia mangiato in quest'ultimi tempi. Suppongo che non sarebbe male nemmeno con un buon vino al posto del tè!

NB: i dolci non sono il mio forte... mi piace farli, ma le mie papille virano al cloruro di sodio.

martedì 9 settembre 2008

Riso nero (e integrale) con verdura

Ieri sera ho messo in ammollo mezzo bicchiere di riso: 2/3 riso nero (Venere) e 1/3 riso integrale. L'ammollo riduce il tempo di cottura dei cereali integrali e li rende vivi. Insomma li risveglia dal letargo. Poi ho preso spunto da... NON RICORDO!** Era tardi, sono suonata e anche stonata: chiunque riconoscesse come sua la matrice di questa ricetta è pregato di ricevere seduta stante le mie... congratulazioni, è buonissimo!


INGREDIENTI PER UNA PERSONA:
>> mezzo bicchiere di riso integrale (2/3 Venere e 1/3 Arborio)
>> una volta e mezzo il suo volume in acqua (per cuocerlo)
Cuocere il riso in una pentola con il fondo pesante, per circa 25 minuti (questo dopo otto ore di ammollo).
>> due scalogni affettati
>> due cucchiai di fave surgelate
>> un quarto di peperone giallo a dadini
>> un gambo di broccolo a dadini (non mi piace metterlo nelle orecchiette e non voglio buttarli, quindi me ne ritroverò pressoché ovunque da qui alla fine della primavera prossima)
>> una zucchina microscopica
>> due cucchiaini di olio extravergine d'oliva
>> sale
>> miso d'orzo
Scaldare l'olio nel wok e far rosolare scalogni e fave per tre minuti a fuoco medio basso; aggiungere il resto della verdura e il sale, mescolare in continuazione per quattro o cinque minuti (la verdura deve essere tenera, ma non molle). Aggiungere il riso, far saltare in padella un minuto, quindi spegnere. Aggiungere il miso (stemperato in pochissima acqua tiepida) e mescolare a fuoco spento.

NB: ottimo modo per far sparire le verdure imboscate (intere o redivive).

** Ma vieni!! Ho recuperato la fonte di ispirazione: si tratta di Susy di PASTICCI E DELIRI DI UNA STREGA IN CUCINA!

giovedì 4 settembre 2008

Insalata di verdure estive e avocado

Quando vedo una ricetta in qualche modo simile a una mia mi entusiasmo: mi piacciono le affinità tanto quanto le differenze. Le differenze mi permettono di imparare, confrontarmi e crescere. Le affinità mi consolano! Giro per i food-blog e rimango spesso incantata, come Alice nel paese delle meraviglie davanti al Ghignagatto... vado di qua e di là per ore. Qualche giorno fa, durante uno dei miei pellegrinaggi ho fatto visita a Kevin, dal suo blog passo quasi quotidianamente: non lo conosco bene e nemmeno da molto tempo, ma mi sembra un tipo decisamente interessante... anzitutto è un uomo* (in un mondo, quello dei blog di cucina, molto femminile!), un uomo curioso e in fuga dalla noia in cucina, un uomo capace di inanellare una serie infinita di ricette... e mi fa venire fame ogni volta che passo da lui! Insomma, qualche sera fa ho notato la sua insalata di avocado e mais e mi è sovvenuto che giaceva ormai dimenticata la foto di una mia creatura simile di qualche tempo fa, mossa di desiderio di emulazione posto quanto segue:

Verdure estive in trappola di avocado**


INGREDIENTI PER QUATTRO PERSONE:
quattro fette di pane casereccio tostato (il mio molto)
otto pomodorini datterino
una piccola scatola di mais cotto
sei rapanelli a julienne
una zucchina giovane a julienne
tre foglie di radicchio pan di zucchero a julienne
un cipollotto di Tropea affettato sottilmente
un avocado maturo
sale
succo di un limone
PREPARAZIONE: tagliare a metà l'avocado, togliere il nocciolo (basta dargli un colpetto con la lama del coltello in modo da piantala bene nel nocciolo e poi ruotare il coltello!), togliere la pelle e schiacciare la polpa dell'avocado (o frullarla) emulsionandola con il succo del limone. Mescolare le verdure, salare e aggiungere la crema di avocado. Servire subito!


*Colgo l'occasione per elencare i food-blog maschili che mi piacciono di più (in rigoroso ordine sparso)... Ziodà, gran cerimoniere del saccarosio e cavaliere della focaccia doppia; cucchiaio di legno, che vorrei come vicino di casa per poter assaggiare e non solo copiare le sue ricette di tofu e seitan; essenza alimentare, perché è un geometra delle gelatine; lo zucchino d'oro, che trasferisce la creatività da musicista in piatti semplici e coloratissimi; ricette vagabonde, perché Gunther va letto anche in Papille vagabonde; il cuoco di artificio, che in realtà essendo cuoco è come se giocasse in casa, ma è talmente simpatico che gli si perdona anche la professione...

**l'avocado non mi fa impazzire. Ma... è un frutto (??) prodigioso: ha effetti benefici su stomaci in disordine e acidità, placa le infiammazioni e pare avere effetti sedativi sulle ulcere intestinali. L'olio di avocado è usato per curare la psoriasi. Contiene una ventina di vitamine e una pletora di minerali, luteina carotenoide (ottima per la vista) e il 23% di grassi. Ma sono grassi fantastici: saluberrimi e anticolesterolo. Un avocado medio fornisce circa 100 calorie.
Non cuocete l'avocado e non surgelatelo.
NB: parrebbe avere effetti afrodisiaci. Forse. Io non ricordo...

martedì 2 settembre 2008

Focaccia ombrosa (come il mio umore dopo il rientro)

La scorsa settimana in Liguria ho mangiato moltissima focaccia.
Domenica, non appena ho finito di svuotare la valigia e riempire la testa con la prospettiva di tornare in ufficio, ho deciso di concedermi una focaccia casalinga veloce (un richiamo come per l'antitetanica). Dopo una settimana di focaccia bianca e morbida ho optato per una focaccia con farina integrale: l'Ombrosa, appunto.



Focaccia Ombrosa di Spadoni
500 grammi di farina nera Spadoni
quattro cucchiai di miglio
due cucchiai di semi di lino
una bustina di lievito di birra secco (contenuta nella confezione)
due cucchiai di olio extravergine d'oliva (più olio per stendere l'impasto)
270 grammi di acqua tiepida
un cucchiaino di malto di mais
poco sale grosso
PROCEDIMENTO: impastare gli ingredienti con qualsiasi attrezzo adatto allo scopo o a mano per almeno dieci minuti, quindi riporre l'impasto in un luogo riparato e coperto con un panno umido o con pellicola trasparente da cucina a lievitare per un'ora. Rompere la lievitazione e dividere l'impasto in due parti: stendere in uno stampo o placca del forno (leggermente unte o, meglio, ungete le dita!) con le mani le due focacce e coprire nuovamente per far lievitare almeno due ore. Accendere il forno a 220°C e cuocere le focacce per venti minuti.
Morbida, leggermente amarognola: una delizia!

giovedì 21 agosto 2008

Comunicazione di servizio (On a brief Vacation!)


Prendo in prestito Clothes for a Holiday, una foto di Don Honeyman del Luglio 1951, per salutare quanti passeranno da Tre colombe in testa mentre io mi rifugio fra le frasche.
A presto!

martedì 19 agosto 2008

Baba Ganoush

Sono stata al ristorante libanese una sola volta, qualche anno fa, quando un gruppo di colleghi mi chiese di organizzare una serata diversa. Allora non amavo cucinare e preferivo di gran lunga una cena al ristorante, piuttosto di trascorrere un intero pomeriggio in una polka di pentole per preparare qualcosa da mangiare. Mi sfuggiva completamente l'idea che cucinare per gli altri è un po' accogliere e anche coccolare. La maggior parte dei miei amici oggi è molto sorpresa della mia recente svolta! Purtroppo, aggiungono i più temerari fra loro, cucino in modo poco ortodosso e, spesso, azzardatamente cosmopolita. Il che è davvero strano, visto che non ho mai viaggiato molto, però non mi spaventa la ricerca. In genere, mi preparo in modo scrupoloso, mi documento in largo e in lungo e poi eseguo, deragliando immancabilmente di qualche metro dalla teoria, perché mi annoio facilmente...

Quella sera il ristorante libanese aprì solo per noi (era il loro giorno di chiusura, ma la prenotazione per dieci persone dovette sembrare più allettante di una serata danti alla tele): ci furono serviti assaggi vari e (incredibile) io non ebbi alcun problema a farmi servire pietanze vegan. Quella che mi colpì maggiormente fu l'Hummus di ceci. Mi diedi un contegno ed evitai di mangiarne a cucchiaiate (i patiti della Nutella mi comprenderanno, a me l'hummus fa quell'effetto li!). Poi però ne ho rimosso il ricordo. L'ho recuperato qualche giorno fa quando lei lo ha preparato ed io ho voluto provare a farlo! Era esattamente come lo ricordavo! Avevo però cotto troppi ceci, quelli avanzati hanno preso la via del freezer e ne sono usciti oggi per il Baba ganoush.


Il Baba ganoush è un cugino dell'hummus che prevede l'uso delle melanzane al posto dei ceci. Io ho adoperato entrambi (pochissimmi ceci, per toglierli di mezzo!)... lo si può servire come antipasto inseme a verdure di stagione (tipo pinzimonio) e fette di pane tostato o pita (pane arabo).
INGREDIENTI:
una melanzana (la mia era grossa e di quelle violette)
tre cucchiai di ceci precotti (e pelati)-(non previsti nella ricetta tradizionale)
due spicchi di aglio
un cucchiaino di sale (volendo affumicato)
due cucchiai di tahin
due cucchiai di succo di limone
prezzemolo e paprica dolce (facoltativi)
cumino (previsto in molte versioni della ricetta tradizionale, io non l'ho messo)
due cucchiai di olio extravergine d'oliva
PROCEDIMENTO: accendere il forno a 220°C. Lavare e asciugare la melanzana, bucarla con la forchetta in modo uniforme e puntiglioso: infornarla e cuocere per 45 minuti girandola ogni quarto d'ora. Quando mancano cinque minuti alla fine della cottura infornare anche l'aglio in camicia (questo permetterà di avere un gusto più delicato). A cottura ultimata avvolgere la melanzana con un sacchetto di plastica (ciò semplificherà la sbucciatura); pelare al melanzana e tagliarla a tocchetti. In un frullatore mettere: aglio pelato, tahin, succo di limone, sale, ceci e melanzana ormai fredda. Azionare il frullatore e ridurre il tutto a crema omogenea (i puristi useranno un mortaio...). Lasciar riposare in frigo per un'ora.
Ora, per servirlo potete arrangiarvi come viene (come ho fatto io) oppure prendere un bel piatto da portata rotondo (magari colorato) e spalmare la crema in modo da avere una montagnetta al centro del piatto e una sorta di fossato tutto attorno ad essa. Nel fossato versare l'olio e un poco di paprica e sulla montagna mettere il prezzemolo.
Delizioso e sufficiente per un antipasto per quattro o sei persone (dipende da cosa c'è per cena dopo!).

domenica 10 agosto 2008

Insalata di cavolo, carote, radicchio rosso, arame marinate e pompelmo rosa

Pranzo ricco di minerali, antiossidanti, calcio e compagnia briscola. Gli ingredienti sono su per giù quelli che affollano il titolo del post...
INSALATA DI CAVOLO, CAROTE, RADICCHIO DI CHIOGGIA, ARAME E POMPELMO ROSA

PER UNA PERSONA
... 1/4 di cavolo cappuccio tagliato a julienne sottili
... una carota affettata con un pela-verdure (a tagliatelle)
... quattro foglie di radicchio a julienne sottili
... spicchi di un pompelmo rosa (pelato al vivo raccogliendo il succo che inevitabilmente si produce durante l'operazione)
... arame marinate (Come? Ammollare le alghe in poca acqua per cinque minuti; cuocerle fino ad assorbimento dell'acqua in cui avrete aggiunto un cucchiaino di shoyu e due di mirin. Si conservano in frigorifero per tre o quattro giorni e sono adatte anche come aggiunta a creme spalmabili)
... due cucchiaini di olio extravergine d'oliva
... un cucchiaino di aceto balsamico di Modena
... cristalli di sale rosa
... pochi semi di sesamo nero
PREPARAZIONE: mescolare le verdure crude in una insalatiera. Mescolare arame e spicchi di pompelmo. Preparare una emulsione di aceto balsamico, succo di pompelmo e sesamo nero: versare sulle alghe e pompelmo. Condire l'insalata di verdura con olio e sale. Unire le due preparazioni.

Completavano il pasto: piccoli wasa e (chi ride fa una brutta fine) mortadella finta. Fake. Tre settimane fa ho ordinato al telefono da un laboratorio di Vicenza (o Padova?!) una consegna di seitan e tofu. Sono super soddisfatta di non dover peregrinare in giro per la provincia alla disperata ricerca di qualche Simil-Naturasì aperto e adeguatamente rifornito. Fra gli altri, succube dell'improvviso amarcord del profumo della mortadella, mi sono lasciata attirare da questo ennesimo FAKE... la mia vita è costellata di falsi, farlocchi, rimpiazzi e succedanei... e, tutto sommato, ne sono quasi lieta!

PS: Vi rammento alcune delle mie precedenti insalate...
Insalata algerina
Insalata di cannellini
Insalata di cous cous
Insalata di barbabietole e carote
Insalata cubista
Insalata riflessiva
Insalata di fagioli del Purgatorio

giovedì 7 agosto 2008

Melanzane crispate (lunga vita alla cotoletta del vegetariano)

Crispare è un non-logismo. Non è un neologismo: si rasserenino all'Accademia della Crusca... mi scappa di giocare un po' con una amica virtuale, che possiede e utilizza un piatto crisp del microonde. Io, che desidero tutto e compro di ogni, ho sempre snobbato il micro e crispo inconsapevolmente!
Tre sere fa ho deciso di affrontare il caldo con le sue stesse armi: ho acceso il forno ed ho fatto le melanzane crispate, che poi mica sapevo che sarebbero venute crispate, in teoria le avrei dovute friggere (FIGURATI... CON STO CALDO!!), ma avevo letto su un sito vegan finlandese (qui) che mi piace tanto, che si possono mettere in forno. Se non puoi combattere il caldo, producilo!



INGREDIENTI PER DUE MANGIONI:
... una grossa melanzana violetta
... mezza tazza - abbondante - di impanatura di mais tostato (di una nota marca di pasta)
... la punta di un cucchiaino di curcuma
... poco curry
... un cucchiaino di paprica dolce
... mezzo bicchiere - abbondante - di latte di soia (per diluire il sostituto d'uovo)
... un cucchiaio di No Egg (sostituto d'uovo)
... sale (a fine cottura)
... olio extravergine d'oliva
PREPARAZIONE: accendere il forno (eh-beh, sì beh!!) a 220°C. Affettare la melanzana precedentemente lavata e asciugata. In una fondina emulsionare No Egg e il latte di soia. Mescolare in una seconda fondina la panatura di mais con le spezie. Foderare di carta da forno una teglia e spruzzare di olio (io uso una oliera spray). Procedere come per normali cotolette: un giro nel non uovo, un giro nella panatura (non pane!) e riposo.
Distribuire sulla teglia e rispruzzare di olio (si tratta di poche gocce sopra e sotto).
Infornare. Dopo un quarto d'ora (e d'ira, data la temperatura della stanza) girare le melanzane e far dorare il lato B.
Salare a piacere. Si suggerisce l'abbinamento con rapanelli e birra (Paulaner o Fisher)!

NB: ho dovuto accendere pure il fornetto elettrico, perchè le fette erano tante...
NBB: sono venute crispate, perchè contrariamente a quanto suggerito dai finlandesi, io ho allungato il tempo di cottura... ho rischiato lo svenimento da ebollizione linfa-sangue, ma mi sono piaciute da matti.

venerdì 1 agosto 2008

I numeri della via del rifugio - civico zero

Qualche mese fa lessi con interesse un post di Fiordisale, donna decisamente sprovvista di peli sulla lingua, arguta commentatrice di italici imbrogli quotidiani e cuoca onnivora curiosa, precisa e ricca di fantasia. Detta così pare senza difetti: ora, per amore di precisione, aggiungo che non la conosco poi tanto, che quanto detto sopra è frutto solo della mia percezione di lei. Io ho costruito dei significati intorno a quanto ho esperito passeggiando nel suo blog in questi mesi.
Leggetevi il suo post e, se non avete comprato il libro di cui parla, fatelo.
Come?! ...io l'ho letto? Beh, non ancora. Ecco, non l'ho nemmeno comprato, ancora.
Però parla di numeri, argomento che vorrei brevemente trattare in questo post...
Conoscete un minimo di inglese?
Bene! Allora dedicate tre (numero perfetto) minuti a questo test...
NB: io sono uno zero! Ma l'ho presa bene...



I am
0
I am nothing

_

What number are you?

This quiz by ORSA

martedì 29 luglio 2008

Se bastasse un solo lampone...

...e invece non basta!
Per fare un frullato nutriente e buono io parto dai frutti di bosco. In questo periodo i miei preferiti sono lamponi e ribes rossi.
Ecco una non ricetta, veloce e super-saziante, alla quale ricorro spesso con minime variazioni, se ho un attacco di pigrizia culinaria (di palato e d'opera).

INGREDIENTI:
... mezza banana
... un bicchiere di latte di soia
... un pizzico di vaniglia bourbon
... un cestino - più o meno cento grammi - di lamponi/ribes rossi (preferibilmente congelati per ottenere l'effetto cubetto di ghiaccio, cioè cremosità del frullato)
... mezzo cucchiaino di germe di grano
Frullare gli ingredienti per un paio di minuti.
A me piace denso!

lunedì 28 luglio 2008

Bietole affogate

In Emilia la bietola o bieta o erbetta o coste è un ingrediente preziosissimo.
Serve per il ripieno dei tortelli verdi (e nessuno mi leva dalla zucca che sono i più buoni del mondo, anche quelli riveduti e corretti con tofu al posto della ricotta e senza parmigiano reggiano sono fantastici - d'accordo, il sapore è diverso, ma si ottiene una deliziosa approssimazione a quelli della mamma con poco sforzo e niente colesterolo!).
Serve altresì per il super ospite di tutti i bar lungo la via Emilia: l'erbazzone, torta salata di cui vi ho detto in precedenza.
Fine.
Nel senso che al massimo, se le coste sono bianche e grosse potete anche farci delle cotolette vegetali (buone).
Se proprio avete una pruderie o qualche scrupolo di carattere decorativo o proto-salutista, insistendo potete trovarli ripassati in burro e formaggio parmigiano, che è il massimo del contorno tradizionale emiliano.
Insomma in Emilia, la bietola e il parmigiano fanno coppia fissa da generazioni.
Il fatto è che da sole, diciamocelo, sanno di pioggia nel pineto. Sanno di vegetale per antonomasia. Alla lunga, anche se le annegate con limone, aceto di umeboshi, aceto di lampone, vinagrette agrumate e insenapate a dovere, rischiate di volere voi il divorzio dalle bietole.

O almeno a me è capitato.
Poi però ho trovato una ricetta che ha fatto da consulente matrimonniale e, sì ora le cose vanno meglio, ci parliamo, al supermercato le palpeggio con un certo trasporto e quando l'orto di babboziiviciniamici produce bietolecostebieteerbette sono abbastanza lieta.

BIETOLE AFFOGATE
di Funghi e Bambù

INGREDIENTI
(come indicato da MissPadme su Funghi e Bambù)
bietole fresche intere
pomodori pachino
aglio e olio extravergine d'oliva (io ho usato io mio solito olio infuso con tanti spicchi d'aglio)
pepe (io non l'ho messo)
sale
(volendo peperoncino, io non l'ho messo)
PROCEDIMENTO: lavare attentamente le bietole e, senza spezzarle, metterle in una casseruola con tutti gli ingredienti e abbondante olio (diciamo tre cucchiai per un contorno da due persone, con un mazzo da ca. un chilo di erbette). Chiudere con coperchio e lasciar cuocere a fiamma bassissima (anche con spargifiamma, eventualmente) per circa mezz'ora senza mai aprire la casseruola. Le bietole cuocendo affogano nel liquido che si forma: è buonissimo, una specie di brodo che elimina quasi totalmente (sarà il pomodoro?) il sapore legoso delle bietole.
Sono buone calde, ma io le adoro fredde. Serving suggestions: servire con pane integrale tostato!


lunedì 21 luglio 2008

Ripescaggio vecchia ricetta in un bicchiere (per partecipare alla raccolta differenziata organizzata da Morettina!)


Voglio partecipare pure io al Palio delle ricette nel bicchiere organizzato da Morettina!
Ho una ricetta in canna: una delle prime che ho pubblicato. Si tratta di una insalata di verdura - punto. Punto nel senso che è tutto qui... la mia INSALATA CUBISTA!

venerdì 18 luglio 2008

Ingredienti estivi, ricetta... da cuocere in forno!

Qualche volta si fanno cose incomprensibili, tipo infornare lasagne il 15 di luglio.
Tutto è cominciato con un paio di zucchine giganti dell'orto di mio padre... sorelle di altre zucchine di dimensioni varie che - tuttora - occhieggiano dal frigo in attesa di dare un senso alla loro vita da flora edibile.
Stufa di mangiare zucchine trifolate, marinate, arriminate, tribolate, crude o affogate, ho deciso di concedermi un supplemento di essudazione preparando qualche porzione di lasagna (parte da congelare...).

LASAGNE DI ZUCCHINE
... otto sfoglie di lasagna (recuperando dal freezer un avanzo di pasta)
... due grosse zucchine all'origano di Pantelleria (zucchine a cubetti saltate in padella con olio extravergine d'oliva, uno spicchio d'aglio - poi tolto -, sale e origano secco) - in parte frullate*
... poca besciamella light (250 ml di latte di soia + 25 grammi di farina + pepe e sale = mescolare gli ingredienti a freddo con una frusta, quindi portare ad ebollizione e cuocere fino al raggiungimento della densità desiderata)
... due cucchiai di olio extravergine e sei cucchiai di pane grattugiato (per il fondo e la superficie delle lasagne)
... lievito alimentare in scaglie (da mescolare alla copertura, in sostituzione del Parmigiano Reggiano, per me off-limits)
PREPARAZIONE: accendere il forno a 200°C; lessare le lasagne qualche istante e riporle su di un canovaccio asciutto. Mescolare le zucchine frullate* alla besciamella. Foderare di carta da forno uno stampo rettangolare, stendere un poco di pane e un filo d'olio sul fondo della teglia, seguitare alternando lasagne e zucchine fino a terminare gli ingredienti; ricoprire l'ultimo strato di zucchine con pane grattugiato, lievito alimentare e olio. Cuocere per trenta minuti circa (a me piacciono secche... le ho cotte cinquanta minuti, spegnendo il forno per gli ultimi dieci minuti di cottura). Credo che Annamaria-Unika le definirebbe arruscatielle! Io ne vado pazza... più arruscatiellizzano e più mi piacciono.

sabato 12 luglio 2008

L'ossessione... quando tutto il resto fila liscio e il farlocco sale in cattedra.

Proteine (oggi).
I vegetariani e i pari loro rischiano quotidianamente di assumere una quantità insufficiente di proteine. O se vanno bene come quantità sono povere dal punto di vista nutrizionale.
Mi sento ripetere questa solfa una volta di troppo ogni giorno.
In linea di massima non ho nulla contro la ripetizione: coadiuva l'apprendimento di una nozione, fissa un movimento mentre impari un passo di danza, insomma repetita iuvant! Non provo fastidio verso chi la pensa diversamente da me: ho l'ingenua convinzione che le differenze arricchiscono, guarda un po'!
Però, uffa, in cattedra c'è quotidiano sovraffollamento, mentre io esigo di rimanere al mio banco e imparare (eventualmente sbagliare, reato depenalizzato nella sempre magnanima Italia).


Prendo in prestito E lasciatemi divertire da Palazzeschi (L'incendiario, 1910)... immaginate che all'Io poetico venga sovrapposto il libero arbitrio proteico (costrutto che ancora non si è laureato tropo letterario) e rimanga invece immutato lo scetticismo del pubblico:

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire

poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?

Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,

Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie,


Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!


Se d’un qualunque nesso
son prive,

perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo

blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù,
U.

Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.

Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,

non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc... Huiusc...
Huisciu... sciu sciu,

Sciukoku... Koku koku,
Sciu
ko
ku.

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate
in giapponese,

Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,

il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labala
falala
falala

eppoi lala...
e lala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po’ forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:

e lasciatemi divertire!

Ecco, mi sento molto meglio! In effetti, un testo poetico può avere utilizzi pratici diversi da quelli tradizionali... È possibile curarsi con la poesia! Lo ha dimostrato "l'Università del Progetto", qualche anno fa: alcuni testi poetici possono avere effetti terapeutici. A questo scopo sono state messe in vendita delle "confezioni" (scatole, come quelle dei medicinali!)... il nome del prodotto è il titolo della poesia, vengono poi indicati la composizione (quante strofe e che tipo di versi), le indicazioni terapeutiche, dosi e modalità di impiego, controindicazioni e avvertenze. Fra i titoli ricordo Il bove (carducciano rimedio emetico, ripetuta ossessione scolastica...) e La quiete dopo la tempesta (ansiolitico, da declamare ad alta voce prima dei pasti principali!).

Ecco perché io ogni tanto ho bisogno di Palazzeschi! Poi, per tacitare eventuali dubbi sul corretto apporto proteico...


INSALATA TIEPIDA DI ORZO CON FUNGHI E LENTICCHIE

INGREDIENTI:
mezzo bicchiere di orzo piacentino
due funghi shiitake
una manciata di porcini
un piccolo scalogno
dado vegetale in polvere (o simile, comunque senza grassi aggiunti)
qualche centimetro di alga kombu (NB: la mia tiroide è a posto!)
due bicchieri di acqua
la punta di un cucchiano di miso d'orzo (opzionale)
prezzemolo
olio extravergine d'oliva
PREPARAZIONE: mettere in ammollo i funghi in mezzo bicchiere di acqua con la kombu (almeno mezz'ora). Lavare accuratamente l'orzo, affettare lo scalogno e il prezzemolo. Far rosolare alcuni istanti lo scalogno in olio caldo, aggiungere i funghi e la kombu tagliati a listarelle (la kombu può essere lasciata intera e tolta a fine cottura), aggiungere il dado e mescolare, aggiungere l'acqa di ammollo dei funghi e lasciar cuocere a fuoco basso per cinque minuti. Aggiungere l'orzo e il bicchiere e mezzo di acqua rimasto. Cuocere a fuoco basso fino a cottura ultimata (circa trenta minuti). Aggiungere il prezzemolo e il miso stemperato in un cucchiaio di acqua. Spegnere e mantecare aggiungendo poco olio (se avete avuto il braccino corto all'inizio). Lasciar intiepidire...

lunedì 7 luglio 2008

L'insostenibile lunghezza del fagiolino

Forse hanno un nome particolare. Forse, magari, può essere... ma per me sono solo fagiolini lunghi! Che hanno di diverso da quelli tradizionali? Nulla, credo, sono molto lunghi.
(Ripasso: sono lunghi e sono fagiolini!)
Sono molto più verdi (esibizionisti della clorofilla), cuociono rapidamente e (credo) vengono dalla Puglia (NB: questa è una pigra illazione, informazione non acclarata, acquisita come fondata e pertinente perché la fonte è quasi attendibile - mia cugina Roberta - o meglio, io non ho voglia di giocare a fare Magnum P.I.!).















INSALATA FREDDA DI DITALINI INTEGRALI, FAGIOLINI ACCORCIATI, SEMI E REGALINI DEL FRIGORIFERO


INGREDIENTI:
... 70 grammi di ditalini integrali coop (cotti e raffreddati sotto il getto dell'acqua fredda)
... otto fagiolini (fanno come 24 degli altri; cotti insieme alla pasta)
... mezzo cucchiaio di pesto di rucola (il mio senza formaggio)
... quattro pomodorini datterino a rondelle
... semi di girasole e di lino
... alga dulse (polverizzata dopo averla passata in forno a 100°C, dieci minuti, senza ammollo)
Note: è un piatto nel quale il gusto piccante della rucola viene stemperato dai pomodorini e dai fagiolini. La nota acidula del pomodoro ci sta a meraviglia!
(Pubblico questa ricetta ora, perché ho visto le orecchiette di Carla ed ho deciso che mi auto-gemello... no, cioè le sue orecchiette sono molto meno "di corsa" delle mie, ma contengono fagiolini e quindi le sento affini!).


LUNGHISSIMI ALLA PIZZAIOLA


INGREDIENTI:
trenta fagiolini (...issimi, appunto)
un mestolo di acqua di cottura della pasta di cui sopra
tre pomodori pelati
sale q.b.
un cucchiaio di olio extravergine d'oliva con aglio infuso
due cucchiaini di origano secco (o fresco se, beati voi, lo avete!)

Procedimento: schiacciare i pelati nell'olio caldo e rosolare con l'origano per qualche minuto, aggiungere un mestolo di acqua e i fagiolini puliti e spuntati. Cuocere con coperchio per dieci minuti (o più se non piace la verdura soda). Servire freddi!
Attenzione: tentazione di scarpetta in agguato (si consiglia pane integrale, affettato e brevemente tostato ).

venerdì 4 luglio 2008

Dolce... al cucchiaio!

Vi ho mai detto che non mi piacciono molto i dolci?
Sì, molte volte
?!
Davvero...? Oh beh, sapete com'è, a volte perdo qualche colpo.
Questa stasera mi va di cenare con qualcosa di fresco. Senza spignattare... usando il minor numero di beni accessori e facilitanti al fine di limitare anche l'apparecchiatura (ehm... non apparecchio quasi mai).

Per questa ricetta vi serviranno:

un coltello
un cucchiaio
un cocomero sugar baby



Fatto!

Un piatto, dite?! Oh, va bene, se vi mette a disagio tutta questa mancanza di formalità... prendetevelo da soli, che io ho preparato la cena... E se il menù vi pare scarsino, provate a dare un'occhiata a questa Sagra della Cucombra (in Emilia ogni pretesto è buono per far festa...), dove io potrei giusto leggere il menù e mangiare cocomero!

COCOMERO o ANGURIA: arriva in Europa intorno all'anno Mille, inseme agli avanzi di una qualche Crociata. Forse è originaria dell'Egitto, ma rappresenta ormai un chiaro esempio di integrazione possibile, di assimilazione completa (culturale, gastronomica, sociale, trova terreno fertile...). Cresce bene se ci sono acqua, sole e ampi spazi. Appartiene alla stessa famiglia del cetriolo (cucurbitacee)... in effetti, molto spesso un cocomero non buonissimo ricorda un ottimo cetriolo. Fra i due ovviamente prefiero el pepino!
Il cocomero ha essenzialmente due note caratteristiche:
1- "fa estate"
2- fa fare tanti viaggi nel locale domestico denominato servizio o ritirata (contiene ca. il 93% di acqua).
Contiene meno zuccheri di quanto il suo sapore faccia immaginare, il gusto dolce è dovuto alla naturale presenza di sostanze aromatiche. Contiene qualche vitamina (A e C) e potassio.
NOTA BEAUTY: agevola l'attività intestinale e contribuisce quindi a rendere la pelle più trasparente (le due cose parrebbero avere rapporto di interdipendenza e la cosa non generi equivoci!); la pelle impura migliora, se si strofina la parte bianca sul viso.

NOTA DI COLORE: esiste anche il cocomero asinino , erba perenne (Ecballium eleterium) il cui frutto maturo si apre schizzando i semi (che tipo!).

martedì 1 luglio 2008

Bhaji di cipolle

I Bhaji sono frittelle di cipolla e, come i Pakora, prevedono pochi ingredienti (prevalentemente vegetali) e qualche spezia. Non ho mai nascosto la mia passione per i cibi fritti: con un collega passavamo intere pause-pranzo ad elencare delizie panate e non (fritte), mentre lui mangiava una banana ed io bevevo un thermos di tè.

Qualche settimana fa, ripulendo il reparto farine e legumi della dispensa, mi sono accorta che il sacchetto di farina di ceci che ho comprato lo scorso anno è in scadenza. Mi è presa l'ansia da utilizzo, ho rotto le scatole ai più dotti di voi e ho piatito consigli a dritta e a mancina...
Con la farina di ceci posso fare:
1- farinata(!)
2- pane (mescolandola ad altra farina che contenga glutine) e torte e biscotti
3- impanatura di cotoletta al posto dell'uovo (fantastica!)
4- frittelle indiane (il suggerimento era stato per i Pakora)

Ho trovato tante ricette ed ho elaborato la mia come segue...

Bhaji di cipolle
Ingredienti
... cinque cucchiai di farina di ceci
... otto cucchiai di farina bianca autolievitante
... semi di finocchio (mezzo cucchiaino)
... cumino macinato (poco a casa mia non fa strage di cuori)
... un cucchiaio di curcuma
... due cipolle bianche
... coriandolo o prezzemolo fresco (cinque cucchiai)
... acqua tiepida q.b.
... olio di arachidi
... sale (sulle frittelle, non nell'impasto)

Mescolare in una terrina la farina di ceci e le spezie secche, quindi aggiungere il coriandolo e la cipolla affettata: gli anelli di cipolla devono essere separati e ricoperti di farina. Versare anche la farina autolievitante e mescolare nuovamente. Aggiungere l'acqua a filo, rimestando fino ad ottenere un composto omogeneo che preleverete a cucchiaiate per poi friggere le bhaji. Lasciar riposare mezz'ora. Scaldare l'olio in una capiente padella (meglio wok) e versare il composto a cucchiaiate e girateli dopo uno o due minuti. Le ricette dicevano tutte di friggerli fino a farli diventare marrone dorato... Scolare su carta per fritti (o su sacchetti del pane, se ne trovate ancora di adatti o su carta paglia, se riuscite a convincere l'inserviente del banco gastronomia del super di fiducia a vendervene/smollarvene qualche metro).

Suggerimento: se sapete come si fa (io lo ignoro, per ora) servite con un chutney o con un raita di cetrioli (io mangio sempre ravanelli o daikon con i cibi fritti).

Dedica: dedico le frittelle al lungo isolamento carsico di Mikamarlez, l'Indiana Jeans del fritto subliminale... e della polpettazione eufemistica della zucchina.